Io, Presidente, in Smart Working

Non è stata una scelta. È stata una necessità.

Io spesso lavoro a casa, in orari non lavorativi, perché mi piace e perché, ovviamente, lo posso fare grazie al mio ruolo. Mi piace studiare, scrivere, approfondire argomenti di lavoro, leggere e commentare, preparare i post per i social o partecipare a conversazioni e a interventi, aumentare le mie conoscenze professionali. Posso dire che mi fa stare bene.

Lo Smart Working dovuto al Covid invece è stata una necessità, dovuta ad una situazione di emergenza che ci ha colpiti all’improvviso, cogliendoci completamente impreparati.

Due condizioni diverse tra loro:

La prima è una libera scelta.

La seconda è una necessità.

Ho avuto l’opportunità di vedere le differenze, di valutare e sperimentate la mia emotività, le possibili criticità oppure i vantaggi.

Il primo aspetto affrontato è stato l’organizzazione del lavoro.

Io e mio marito seduti al computer, uno di fronte all’altro, disturbandoci vicendevolmente.

Internet e gli altri mezzi di comunicazione che fanno i capricci perché intasati dallo straordinario utilizzo; sei collegata a Zoom e nel momento più interessante del corso a cui stai partecipando, le parole si trasformano in sillabe, le labbra e il viso sono immobili; siamo costretti a fare una indesiderata pausa. Quando ti riconnetti, hai perso un pezzo. Allora cerchi di inventarlo dando un senso a quello precedente. Un ottimo esercizio per abilitare il tuo intuito e la tua logica.

Ecco la prima prova che ho dovuto superare:

pianificare il lavoro, concordando con mio marito l’orario, la mia e la sua programmazione.

Gestire le interruzioni: il postino che ti consegna una Raccomandata, Amazon piuttosto che il commesso del supermercato che ti consegna la spesa mentre sei su Teams con i tuoi collaboratori; disattivi per un momento il video e il microfono, chiedi scusa, dici grazie a chi ti ha suonato evitando di sbuffare davanti a lui e corri dritta al tuo posto con un bel sorriso per il tuo collaboratore, grata della sua pazienza.

Così ho messo al primo posto l’organizzazione del lavoro in Smart Working.

Ho riscoperto la matrice di Eisenhower per rendere efficiente il lavoro e gestire il tempo evitando gli sprechi suddividendo i lavori importanti da quelli non importanti.

La matrice è divisa in quattro quadranti.

Attività urgenti e importanti Attività importanti ma non urgenti
Attività urgenti ma non importanti Attività né urgenti né importanti


Anche se la matrice riguarda l’organizzazione del lavoro, ovunque sia la sede in cui operi, mi è stata particolarmente utile durante il lockdown, facilitando il lavoro e dandomi soddisfazione nei risultati raggiunti.

Ho potuto pianificare le attività con il mio team, supportarci vicendevolmente attraverso i contatti virtuali per fare gruppo.

Ho partecipato a tanti bellissimi corsi che mi hanno arricchito e motivato.

Ma……mi è mancato stare insieme, uno di fronte all’altro perché il feedback in presenza è diverso; trasmette energia, empatia. Consumare il pasto di mezzogiorno insieme e fare qualche bella risata. Mi è mancato il giro nei reparti di produzione e il “Buongiorno Signora” da parte dei miei lavoratori e fermarmi a ricordare l’importanza di osservare le misure di sicurezza.

Sono pertanto convinta che lo Smart Working deve essere una scelta condivisa, ben organizzata e alternata con la presenza in azienda.

Smart working quando è necessario.

Lavoro in azienda quando è possibile.