La Filosofia della Progettazione di Apen Group

Apen Group ha iniziato a progettare le caldaie negli anni ‘70. La crisi energetica del 1973 aveva messo in evidenza la necessità di risparmiare energia, coinvolgendo tutti i consumatori. Apen Group da sempre è stata all’avanguardia per innovare e migliorare l’efficienza energetica e l’inquinamento ambientale.

I prezzi del barile cominciarono a salire e così pure i costi dell’elettricità che era prodotta per il 17% da petrolio e gas naturali.

Il piano nazionale di austerity economica

In Italia il governo presieduto da Mariano Rumor varò un piano nazionale per il risparmio energetico che imponeva cambiamenti immediati:

  • Divieto di circolare in auto le domeniche.
  • Fine anticipata dei programmi televisivi
  • Riduzione dell’illuminazione stradale e commerciale
  • Limitazione dell’uso del riscaldamento.

Impostò anche una riforma con la costruzione da parte dell’Enel di centrali nucleari per limitare l’utilizzo del greggio.

Ricordo le domeniche a piedi con la riscoperta dell’utilizzo delle biciclette lungo il Naviglio.

Le piazze e il centro di Milano erano affollate di bimbi che si diverti-vano scorrazzando con i tricicli, le bici o giocando al pallone. Nella preoccupazione di una crisi non immaginata da noi comuni mortali, l’allegria e le caciare dei nostri bimbi portavano una nota di euforia nel grigiore e nel freddo dell’inverno.

Fu proprio in quegli anni che si cominciò a parlare di risparmio energetico.

La nostra Associazione ANIMA fu molto sensibile a questa nuova svolta e seppe coinvolgere le aziende associate con professionalità e competenza.

Ci fu un’ottima risposta degli imprenditori e le due società Thermovür e Aermax mandarono i propri rappresentanti nelle commissioni e nei gruppi dedicati ai diversi prodotti.

La presenza di “Angelo Rigamonti il Rag.” e di Luigi Rigamonti, responsabile di laboratorio, fu determinante nel comprendere il cambiamento necessario per affrontare una crisi energetica che non tardò a manifestarsi anche sul sistema industriale, rallentando i tassi di crescita degli anni precedenti.

Si cominciò a parlare di ecologia, di energie alternative e di risparmio dei consumi.

Uscirono nuove norme e regolamenti; il sistema industriale si stava evolvendo verso nuove tecniche di impianti.

Così Apen Group, allora Thermovür, cominciò a progettare le caldaie che potevano essere installate singolarmente al fine di agevolare gli utenti a riscaldare il proprio ambiente in modo autonomo diminuendo i costi delle bollette del gas. Vi racconto come la decisione di introdurre un nuovo prodotto iniziò con un brand storming piuttosto acceso tra i due fondatori della nostra azienda.

Le caldaie murali

Il Rag. e il Pipa guardano avanti.

Era una domenica e le nostre famiglie erano riunite nella calda cucina con il camino acceso di Daniela; i nostri bambini giocavano tranquilli nella cameretta accanto.

Mio fratello era appena tornato da un viaggio in Sicilia, dove diversi installatori acquistavano i bruciatori Thermovür. Quel viaggio fu premonitore di un grosso cambiamento: il passaggio dall’impianto centralizzato (caldaia nella centrale termica) al riscaldamento individuale (caldaie di piccole potenze installate nelle cucine delle singole unità abitative).

Quella domenica, iniziata bene, terminò con un grosso litigio. Mio fratello, con tono solenne, disse: “bisogna fare le caldaie murali, la Sicilia sta riempiendo i singoli appartamenti con caldaie murali”.

Era deciso, convinto e determinato, ma vedendo mio marito sconvolto (era lui infatti che avrebbe dovuto progettare le nuove caldaie) cercò di mitigare la sua eccitazione spiegando la sua visione con l’analisi di un nuovo mercato che dalla Sicilia si sarebbe presto diffuso anche nelle altre regioni: un nuovo mercato che doveva essere più economico e capace di risparmiare sui consumi.

Ma in quel momento nella Thermovür mercato e produzione non andavano d’accordo.

Quale fu il risultato? Fu progettata e prodotta la caldaia EDERA, ben presto seguita dalla IRIS, presentata sul mercato alla fine degli anni ‘70 e inizio ‘80.

Posso con orgoglio dire che tuttora qualche caldaia IRIS è ancora funzionante.

Il Pipa e il Rag., i due boss della famiglia Rigamonti, avevano in comune la capacità di rischiare; l’uno proiettato nel mondo del mercato e l’altro spinto dal grande amore per la tecnica. Così, una volta superate le divergenze, dedicavano tutta l’energia possibile per realizzare il progetto.

Spesso mi sono soffermata a riflettere se fosse solo la capacità di rischiare oppure una dote del loro DNA che li faceva un poco unici, simili agli artisti che dipingono o suonano, oppure agli atleti o ai piloti di Formula 1. Il Pipa, che aveva il diploma di Perito Tecnico, guidava il treno commerciale e il Rag., che aveva fatto il ragioniere, era l’inventore e il progettista tecnico.

Io e Daniela assistevamo da buone mogli ai loro litigi che potevano improvvisamente diventare entusiasmi.

Dal libro “La storia siamo noi” di Mariagiovanna Rigamonti scritto in occasione del 50° Anniversario della fondazione.